GENERAZIONI

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Essere giovane, come qualsiasi altra fase della vita, è uno stato transitorio. L’appartenenza ad una specifica generazione è invece una condizione permanente. Si entra nel tempo storico essendo generati. La propria storia di vita parte da quel tempo storico, ma diventa anche parte della storia collettiva che si rinnova. 

“Generazione” va inteso soprattutto come un concetto che lega (in modo generativo nel suo senso più ampio). Lega tra di loro le persone che vi appartengono e le lega al proprio tempo. Le dinamiche del rinnovo demografico (sociale ed economico) mettono in relazione le generazioni tra di loro e, di conseguenza, legano il passato con il presente e il presente con il futuro, la tradizione con l’innovazione. 

Young Woman in Profile (1910) by Odilon Redon. Original from the National Gallery of Art.

Nessuna società più migliorare senza un riconoscimento reciproco di valore: quello trasmesso dalle generazioni precedenti e quello che portano come novità le nuove generazioni (ma con prerogativa di rimettere in discussione l’esistente).

L’elaborazione teorica del concetto di generazione e dell’importanza come chiave interpretativa del mutamento sociale si deve soprattutto a Karl Mannheim. Alla base sta l’affinità di collocazione dei suoi appartenenti, ovvero l’essere nati nello stesso anno (o intervallo limitato di anni) e quindi: a) l’esser cresciuti condividendo alla medesima età gli influssi degli eventi storici e del clima sociale della propria epoca e, b) avendo davanti le sfide comuni del proprio tempo. 

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Leggere il cambiamento sociale con una prospettiva generazionale è ancora più importante in epoche di forte accelerazione come quella attuale. 

Ignorare la chiave di lettura generazionale, porta implicitamente ad assumere, ad esempio, che avere 20 anni al momento dell’impatto della pandemia, negli anni Novanta o negli anni Sessanta sia la stessa cosa, senza alcuna differenza non solo nel sistema di vincoli e opportunità all’interno del quale si fanno scelte che condizionano il percorso successivo, ma anche in termini di interpretazione del proprio essere e fare nel mondo. 

È necessario, viceversa, far proprio esplicitamente il presupposto che chi è giovane oggi viva condizioni, sviluppi sensibilità e maturi attese in modo diverso dalla generazione dei propri genitori e nonni alla stessa età. Allo stesso modo, chi è oggi nelle età tradizionalmente considerate anziane sperimenta una fase della vita in continuo mutamento che chiede di essere reinterpretata da ogni nuova generazione che la attraversa.

Key Blue (from series, the Mathematical Basis of the Arts), (ca. 1934) painting in high resolution by Joseph Schillinger. Original from The Smithsonian Institution.

Capire, inoltre, le specificità antropologiche delle diverse generazioni aiuta anche a interpretare la novità di cui sono portatrici, in termini di fragilità e potenzialità, e a poter meglio aiutarle a dotarsi di strumenti efficaci per generare valore con la loro novità.

Questo non significa trascurare le differenze interne, tutt’altro. Gli intrecci tra diseguaglianze generazionali e sociali sono fondamentali anche per chiarire meglio dove si creano fragilità con conseguenze persistenti nel resto del corso di vita e che frenano la mobilità sociale.

Non significa nemmeno pensare che le nuove generazioni abbiano più valore rispetto alle precedenti. Ogni generazione ha un proprio valore che va riconosciuto nelle sue specificità e messo nelle condizioni di dar frutto rispetto alle sfide del proprio tempo. 

Per poter svolgere pienamente questo ruolo, le nuove generazioni devono poter considerare i limiti posti dalle generazioni precedenti non come confini invalicabili ma come nuovi orizzonti con cui confrontarsi. Le posizioni acquisite e consolidate da chi c’era prima non devono diventare barricate dietro cui difendersi ma punto di partenza per raggiungere ancora più ambiziosi, a volte impensabili, traguardi. Se la storia umana, del resto, è arrivata fino ai giorni nostri è perché ogni generazione ha cercato di andar oltre le generazioni precedenti ed è stata messa nelle condizioni di farlo. 

Ma il “nuovo” va prima di tutto capito, più che giudicato. Va aiutato e incoraggiato ad emergere, a conquistare consapevolezza di ciò che può diventare, a raffinarsi e trarre il meglio di sé. L’errore principale che può fare una comunità è indurre le nuove generazioni ad adattarsi al mondo di oggi, a quello che il presente offre. Vanno, al contrario, incoraggiate a mantenere alta l’ambizione di cambiare la realtà per costruire un futuro più in sintonia con propri desideri e potenzialità. 

Al centro del cambiamento – non solo dal punto di vista demografico ma anche sociale ed economico – sta il rinnovo generazionale. Qualunque sia il concetto di sviluppo adottato, il mondo non può migliorare senza ciò che portano le generazioni precedenti e senza ciò che di nuovo aggiungono le nuove generazioni.

Image by Freepik

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Per il funzionamento di qualsiasi organizzazione sono, quindi, cruciali i meccanismi che, in modo dinamico, consentono un adeguato rapporto e favoriscono il riconoscimento reciproco e il confronto tra generazioni. Da tali meccanismi, che agiscono in modo interdipendente sulla dimensione sia quantitativa che qualitativa, dipende la capacità collettiva di interpretare le sfide poste dai cambiamenti in atto e trasformare il cambiamento in miglioramento. 

Se tutto questo vale in generale è ancor più vero in questa fase storica e per il nostro Paese. In tutte le economie mature avanzate, come conseguenza della transizione demografica, la consistenza delle classi centrali lavorative sta andando progressivamente ad indebolirsi, come mai in passato. Si tratta di una fase del tutto inedita e con forti implicazioni sulle condizioni di sviluppo, tanto più in un Paese con elevato debito pubblico (che di per sé mette in crisi il “patto generazionale”). In Italia, a fronte della continua crescita della componente anziana, il crollo della forza lavoro potenziale risulta essere, a causa della persistente denatalità, tra quelli più marcati e con conseguenze economiche e sociali più problematiche. 

La questione centrale da porre è quindi: quali strategie e azioni sono necessarie per non rendere tali squilibri insostenibili e poter generare nuovo benessere in condizioni del tutto diverse da quelle che hanno consentito la crescita nel passato? 

Non si tratta solo di non disporre più delle nuove generazioni come risorsa abbondante (processo di degiovanimento) ma anche di un sistema di rischi e opportunità che è in profondo mutamento e questo richiede un continuo rafforzamento degli strumenti che consentono di leggere la realtà e agire positivamente al suo interno. 

Lo stesso concetto di sviluppo sostenibile mette, del resto, al centro il ruolo delle nuove generazioni e la qualità del futuro che attivamente possono contribuire a realizzare attraverso le decisioni individuale e collettive (queste ultime indebolite anche dal minor peso elettorale).

Serious and fair. childhood and dream concept. Image by master1305 on Freepik

In un mondo che cambia sempre più rapidamente l’unica certezza che abbiamo del futuro è il suo essere diverso dal presente. Quello che allora dovremmo cercare di fare è mettere tale diversità nella condizione di farsi valore che si aggiunge nella produzione di benessere sociale ed economico. Tale valore può essere rappresentato da ciò che di nuovo ha il domani rispetto ad oggi. Una prima cruciale novità sono, appunto, le nuove generazioni, che devono poter avere la formazione necessaria e le condizioni adatte per diventare soggetti attivi dello sviluppo economico e sociale del contesto in cui vivono. 

Una seconda novità è costituita dalle nuovi fasi della vita, favorite dall’aumento della longevità e dall’impatto delle nuove tecnologie, che aprono nuove prospettive di un ruolo economicamente e socialmente attivo nelle età più mature. In Italia tale potenziale risulta più alto rispetto agli altri Paesi con analoga evoluzione demografica, perché maggiori sono i margini di aumento (più bassa rispetto alla media europea è sia l’occupazione degli under 35 sia la valorizzazione degli over 55, a fronte di una forza lavoro potenziale in più accentuata diminuzione). 

Ma agire con successo in questa direzione è tutt’altro che scontato e ha bisogno di nuovo approccio della politica che ponga al centro la capacità di favorire i meccanismi che mettono in relazione generativa le fasi della vita e le generazioni.

Per approfondire

Alessandro Rosina

Alessandro Rosina

Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano, dove è stato Direttore di Dipartimento e attualmente dirige il “Center for Applied Statistics in Business and Economics”. Ha svolto il ruolo di esperto in Commissioni ministeriali, Tavoli di lavoro Istat e Programmi della Commissione europea. È coordinatore scientifico dell’”Osservatorio giovani” dell’Istituto G. Toniolo e dell’”Osservatorio sulla Condizione giovanile” istituito dalla Regione Lombardia, co-coordinatore di ”Alleanza per l’Infanzia” e Consigliere esperto del CNEL. È tra i fondatori della rivista Neodemos.it, membro del comitato di direzione di Osservatorio Senior e di Futura Network (ASviS), editorialista del Sole 24 Ore.

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