1
Quando parliamo di “abitare generativo”, ci riferiamo ad uno stile di vita che ha come denominatore comune la casa e le relazioni di vicinato. Casa e vicinato, anziché essere solo un oggetto e delle “inevitabili contingenze”, nell’abitare generativo sono la condizione e la risorsa per costruire i propri i desideri di libertà, di vicinanza, di solidarietà, di senso, di ricerca di felicità, sicurezza e supporto, in un dialogo partecipato, sempre nuovo e sempre da rinnovare.
L’abitare generativo è una proposta di “senso” fondata sulla centralità della relazione tra le persone, che prende forma concreta in un modo di abitare, “fragile” e “umano”, alternativo ad un mercato omologante per età, reddito, altre condizioni, dove la promessa di sogni da realizzare è legata a proposte stereotipate quali la “palazzina dei giovani”, il “borgo per le famiglie”, le residenze del “silver age”.
L’abitare generativo parte dal comprendere – e scegliere – un aspetto semplice, ma centrale: vivere gli uni accanto agli altri, condividere spazi, prendere decisioni insieme è -allo stesso tempo- fonte di possibile “benedizione” e di “ferita”. Il modo “generativo” di affrontare questa condizione pienamente umana, sta nel riconoscere la dignità della divergenza, del conflitto, nell’affrontarli e viverli e nel ricercare nuovi equilibri partendo da valori condivisi.
L’abitare generativo offre una proposta distinta dal marketing mainstream, dove gli spazi sono pensati per “avere tutto senza dipendere da nessuno”, dove il comfort e il senso di protezione derivano principalmente da telecamere, servizi di sicurezza, tecnologia, da un benessere standardizzabile e standardizzato.
Al posto della narrazione del potere “forte”, che prevede di controllare quanto più possibile e allontanare il “diverso da me/da noi”, i luoghi di vita dell’abitare generativo si fondano sulla forza “debole” delle relazioni, sulla ricerca continua dell’equilibrio per costruire insieme stili e regole e – con questi – i criteri per gestirle, modificarle, adeguarle alle persone, ai tempi, alla vita reale.
2
“Abitare generativo” è un modo effettivamente “nuovo” di tenere insieme una dimensione fondativa della vita sociale degli esseri umani e una modalità organizzativa di lunga tradizione.
Per preparare un pezzo di vita accanto ad altre persone, vengono offerte esperienze di incontro dove condividere valori, aspettative, dubbi e preoccupazioni: percorsi di attivazione della comunità e laboratori per conoscersi e ri-conoscersi nella differenza della propria cultura, storia, educazione. E questo lavoro diventa l’aspetto che caratterizza il modo di stare insieme nel presente, di prendere decisioni reali, come la destinazione degli spazi comuni coperti, degli orti condivisi, dei giardini, delle finiture che accompagnerà la comunità di abitanti nel suo futuro.
Durante il tempo necessario a offrire una casa bella e funzionale, i futuri abitanti sono invitati a partecipare a percorsi in cui sono accompagnati a condividere i valori, le scelte, ma anche gli aspetti tecnici della loro nuova casa, come i materiali, gli aspetti edilizi, i dati sui tassi di interesse, sul mutuo; e a questo, si affiancano pranzi, momenti conviviali, di gioco, di riflessione, gite auto-organizzate. In questo modo, chi pensa ai figli presenti o futuri, chi è concentrato nella cura di familiari anziani o fragili, chi vive momenti di cambiamento professionale, chi affronta la parte più avanzata della propria vita, chi vive una -o più- di una di queste situazioni insieme, è invitato a pensarsi e diventare risorsa per l’altro e, insieme, risorsa per il quartiere, la comunità allargata, la città.
Questi aspetti di dialogo tra i vincoli e le opportunità della progettazione architettonica, degli spazi fisici, delle relazioni da gestire insieme, sono proposti e progettati insieme ai futuri abitanti sin dall’inizio della vita della cooperativa edilizia, che è il contenitore giuridico istituzionale titolare del progetto, di cui gli abitanti diventano soci.
Il primo tratto distintivo di questo lavoro sta nel costruire un equilibrio tra i tempi, i contenuti, le forme che ciascuno desidera -per la propria casa e per gli spazi comuni-, e quelli delle altre persone; e poi tenere in dialogo questo primo equilibrio con eventi come la pandemia, gli aumenti dei tassi di interesse, i rincari dell’energia, delle materie prime, che sfuggono a qualunque programmazione. Lo stile con cui affrontare questa sfida è di offrire un quadro aggiornato e onesto dell’avanzamento dei diversi aspetti del progetto, con le sue criticità e problemi, insieme alle ipotesi di soluzione da condividere, in un continuo rielaborare che diventa l’”allenamento” per una comunità di abitanti che diventa generativa imparando a trovare soluzioni proprie.
Il secondo tratto distintivo sta nel fatto che non vengono date regole “dall’alto” o tempi entro cui ciascuno deve fare qualcosa: il governo della cooperativa edilizia e dei suoi sviluppi è fatto da tutti coloro che intendono essere protagonisti di questa proposta, nella libertà di aderirvi in pieno, in parte o solo di vivere nella propria casa come in un condominio tradizionale, secondo i propri tempi.
Questa in sintesi è la dinamica di processo dell’abitare generativo:
• Desiderare per sé, insieme ai propri affetti, un abitare aperto, dialogante, relazionale;
• Progettare le forme di questo desiderio per renderlo concreto, ossia mettere al mondo il passaggio -trasformativo e vitale- dalla forma teorica pura alla forma imperfetta, ma possibile, del reale, quella che si confronta con le altre persone, le loro aspettative, storie, caratteri, motivazioni, uniche e necessariamente diverse.
• Accompagnare e lasciarsi accompagnare durante i processi di confronto nella “divergenza necessaria e nella convergenza possibile”, quando occorre prendere decisioni e tener aperto il dialogo anche se il desiderio, concordato, condiviso, approvato va rivisto perché la nostra idea non prevale o non corrisponde più a ciò che la realtà rende possibile;
• Infine, una volta che la comunità di abitanti ha fatto esperienza nel gestire le proprie regole e ed è pronta ad accogliere, aprirsi e generare a propria volta nuove proposte, lasciare andare; ossia, restituire la piena responsabilità della direzione e forme che quel gruppo di abitanti sceglie per sviluppare il proprio futuro.
Storicamente, forme abitative che richiamano valori relazionali – come i borghi, le cascine, le case di ringhiera – sono state un modello di ispirazione, da cui in molti casi ci si è allontanati; d’altro canto, una valorizzazione ideologica della “comunità”, senza percorsi di incontro, confronto, scontro, ripresa, può portare a forme di rigidità che ingabbiano -anziché liberare- il potenziale.
Con l’abitare generativo, offriamo il nostro contributo nel proporre opportunità concrete che portano ad aprire e aprirsi, anziché a chiudersi (o rinchiudersi) in appartamenti/alloggi, dove la ricerca dell’indipendenza dagli altri porta a vivere e rimanere soli.
La casa può essere un luogo di stabilità aperta, diventare un’àncora che, tuttavia, non impedisce il movimento, funge da luogo di rifugio e intimità e, al tempo stesso, è centro di un’articolata rete di relazioni.
In conclusione, riteniamo necessario offrire e sperimentare forme concrete di abitare che recuperino dalla nostra tradizione mutualistica frammenti di valore, da riscoprire in chiave moderna.
Per approfondire



È-one abitare generativo:
www.eone-srl.it