L’individualismo etico: fondamento per una nuova società libera e solidale

Il contributo di Fabio Alessandri rivaluta l’individualismo come forza etica capace di superare egoismo e centralismo, proponendo una società fondata su libertà, fraternità e giustizia attraverso l’autonomia responsabile del singolo.

Da diversi decenni si critica l’individualismo, come se fosse all’origine dei nostri mali. Non si tiene invece conto del fatto che l’evoluzione della cultura umana porta con sé la possibilità di intendere l’individualismo in due modi opposti: un individualismo egocentrico e uno etico.

A potenziare il primo ha contribuito significativamente Adam Smith con la sua Ricchezza delle nazioni (1776), ponendo le basi per lo sviluppo di quell’individualismo utilitarista che è oggetto di (giusta) critica. Non viene però rilevato che solo grazie all’individualismo – sviluppato in senso etico, anziché in senso autoreferenziale – è possibile superare i concetti di razza, di popolo, di confessione religiosa, di partito e così via, dando inizio finalmente ad una nuova stagione culturale, politica ed economica, nella quale gli opposti principi della rivoluzione francese vengano rimessi al loro giusto posto: libertà nella sfera culturale, anziché in quella economica e fraternità in quella economica, anziché in quella religiosa.

Un individualismo inteso in senso etico può giungere allora a cogliere le leggi che governano la vita sociale e scegliere perciò liberamente di mettere le proprie forze, il proprio impegno, il proprio talento al servizio della comunità, nella consapevolezza che se all’interno di una comunità ogni membro, per scelta personale e consapevole, si occupa del suo prossimo anziché di se stesso, la salute della comunità aumenta esponenzialmente, dato che l’individuo non è più costretto ad impiegare le sue forze per occuparsi di se stesso e soddisfare da solo i suoi bisogni, ma è circondato da persone che si occupano di lui.

Ciò potrà avvenire sempre più e sempre meglio nella misura in cui l’individuo, nel tentativo di portare a pieno sviluppo i suoi talenti, si renderà conto come lo Stato centralista costituisca un ostacolo insormontabile al pieno sviluppo delle comunità e come invece sia necessario (come bene aveva segnalato Adriano Olivetti ne L’ordine politico delle comunità) lavorare per uno sviluppo articolato della società, con ampi margini di autogoverno nella sfera culturale come in quella economica, autogoverno reso possibile proprio da quell’individualismo etico indicato da Rudolf Steiner ne La filosofia della libertà (seconda edizione 1918).

Solo grazie ad una scelta del tutto individuale è possibile riconoscere la necessità di volgere i propri sforzi al superamento dell’egoismo utilitarista che costituisce uno dei grandi problemi del nostro tempo e cercare le persone con cui avviare iniziative fondate sulla libertà individuale, sulla fratellanza e sulla giustizia, riconoscendo che non vi è diritto alcuno, se non vi è assunzione libera di responsabilità da parte di chi ha la possibilità di stabilire le regole dei giochi di società nei quali siamo tutti coinvolti.

Si vedrà così come sia possibile la convivenza dei principi di libertà, giustizia e fratellanza in una società in cui anziché avere uno Stato centralista che ingerisce nell’economia e nella cultura seguendo i principi utilitaristi di chi è riuscito a salire al potere, vi siano tre ambiti di attività autonomi, indipendenti e coordinati tra loro (Economia reale, Stato e Cultura) nei quali lavorino consapevolmente individui che anziché immaginare una società senza individualismi, abbia realizzato che la forma più alta di evoluzione della cultura è appunto un individualismo correttamente inteso che porti il singolo a scegliere liberamente il bene della comunità – e di conseguenza anche il proprio, in quanto membro della comunità – anziché in prima linea il bene a proprio, in una prospettiva dualistica che vede irrimediabilmente contrapposti l’amore per il prossimo e l’amore per se stessi.

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